Origini e storia

Il Pinot Nero: un vitigno nobile e antico, con secoli di tradizione

LE ORIGINI DEL VITIGNO

Il Pinot Nero è fra le uve più antiche di cui si hanno notizie storiche e la sua terra di origine è molto probabilmente la Borgogna.

Si ritiene che il Pinot Nero sia coltivato in Borgogna da oltre 2.000 anni, essendo con molta probabilità già presente nella regione prima delle invasioni da parte dei Romani. L’origine del vitigno risale al III-IV sec., come appare da un documento di ringraziamento all’Imperatore Costantino del 312 da parte degli abitanti di Autun, dove viene citato un famoso vigneto per la sua qualità nella Cote de Nuits, chiamato Pagus Arebrignus (attuale Borgogna).

Il Pinot Nero che attualmente conosciamo non è però quello delle origini. Bisognerà attendere infatti fino al XVIII-XIX sec., quando in Borgogna prima e Champagne poi compaiono le tipologie che conosciamo oggi.

Pinot Nero - Colombo Cascina Pastori

IL PINOT NERO IN PIEMONTE

Le prime notizie certe sull’introduzione del vitigno francese in Piemonte, e nella provincia di Asti in particolare, datano alla fine del 1700, in una situazione storica di piena influenza francese.

I lavori del Marchese Filippo Antonio Asinari di San Marzano (1767-1828), diplomatico subalpino che si interessò molto dei problemi viticolo-enologici della zona, forniscono importanti testimonianze circa le coltivazioni vinicole. Tra le molteplici attività del Marchese vi fu quella di viticoltore, condotta negli ampi appezzamenti del castello di Costigliole d’Asti e nel comune di San Marzano Oliveto, ove soggiornò dal 1802 al 1807. Qui egli sperimentò nuovi vitigni alloctoni, e in particolare nel 1808 delle barbatelle francesi, provenienti dalle “vigne dell’Hermitage”, che furono impiantate in diverse zone per verificare il loro adattamento alle nuove condizioni ambientali.

Senza dubbio possiamo affermare che un gran contributo all’arrivo del Pinot Nero nel Piemonte, oltre alla vicinanza con i confini dei cugini francesi, è stato dato da Cavour, grazie alla sua grande capacità di circondarsi di viticultiori. Prima dell’arrivo del Barolo, nella seconda metà del 1800, sulle tavole dell’aristocrazia Piemontese abbondavano infatti i prodotti di Bordeaux e della regione di Borgogna.Cavour - Pinot nero Piemonte
Vittorio Emanuele e lo stesso Cavour non facevano mai mancare sulle loro tavole i vini Francesi. Cavour in particolare si prodigò molto per regolamentare la viticoltura delle Langhe, e tra l’altro aveva fatto impiantare nell’azienda presso il Castello di Grinzane del Pinot Nero, vitigno che lui amava.

Verso la metà del 1800 la Marchesa Giulietta Falletti di Barolo chiese all’enologo Francese Louis Oudart, già presente nelle Langhe per propri interessi e le collaborazioni con il Conte Camillo Benso di Cavour, di migliorare i vini della sua cantina. Dopo una breve indagine, il Oudart individuò la causa nelle grossolane tecniche di produzione: la fermentazione non giungeva mai al termine e quindi il vino rimaneva instabile, con un gusto dolce e senza capacità d’invecchiamento.
I suoi risultati convinsero anche Cavour a chiedere a Oudart il suo intervento nella cantina del suo castello di Grinzane. Vi fu un cambio nei vitigni coltivati.  Il Re Vittorio Emanuele II convertì da Pinot Nero a Barolo la sua tenuta di caccia di Fontanafredda, a Serralunga d’Alba.

Leopoldo-Incisa-della-RocchettaFu allora che iniziò un periodo di declino del Pinot Nero per la produzione di vini rossi in Piemonte. Alla sua riscoperta ha senz’altro contribuito la figura del Marchese Leopoldo Incisa della Rocchetta. Egli fu in corrispondenza coi migliori ampelografi del suo tempo e diffuse in Piemonte ottimi vitigni, incluse varietà bordolesi e della Borgogna, tra cui il Pinot Nero.

Grande rilevanza ha avuto anche la Famiglia dei Conti Sambuy di Marengo, che introdusse il Pinot Nero nelle zone dell’Alessandrino, importando barbatelle direttamente dalla Borgogna. Siamo nei primi anni del 1800: un momento di grande difficoltà per la viticoltura Piemontese. Non mancavano i paragoni con i cugini Francesi e si tentava di introdurre nuove varietà straniere nel panorama viticolo locale, cercando di indirizzare le produzioni su varietà commercialmente più redditizie.


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